Grey's AnatomyTra sparatorie e tempeste nessuna serie ha messo alla prova i propri protagonisti con ogni genere di tragedia come Grey’s Anatomy. Tra l’ottava e la nona stagione, assistiamo alla prova forse più estrema per il gruppo di medici, che in seguito a un disastro aereo, si ritrova disperso per una settimana nei boschi prima dell’arrivo dei soccorsi. Le reazioni dei sopravvissuti sono forti e contrastanti, ma viste nel loro insieme aiutano a comprendere le diverse fasi del dolore, dopo un lutto, una perdita o un qualsiasi trauma.

Le 5 fasi di elaborazione del lutto
Grey’s Anatomy aveva già affrontato il tema del lutto e della sua elaborazione all’inizio della sesta stagione, dopo la morte di George O’Malley. La voce guida di Meredith apriva l’episodio sul cordoglio e le sue fasi, citando Elisabeth Kübler-Ross la psichiatra svizzera, che per anni si è occupata delle reazioni al dolore in pazienti cui era stata diagnosticata una malattia terminale. Un modello poi rivelatosi utile anche per seguire l’evoluzione delle dinamiche psicologiche dopo una perdita, sia fisica che emotiva, attraverso cinque fasi successive: negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e infine accettazione. Cinque momenti che non necessariamente si presentano sempre nello stesso ordine, ma che tendono invece spesso a sovrapporsi e confondersi l’un l’altro con intensità variabili. Ognuno dei cinque sopravvissuti all’incidente aereo, pur mostrando emozioni diverse, si fa portavoce di una fase particolare, che più di ogni altra sembra contraddistinguerlo, lungo il percorso che condurrà ciascuno di loro verso l’accettazione del proprio dolore.

Meredith e la negazione
La prima fase è generalmente quella di diniego: la persona rifiuta l’accaduto e le sue conseguenze. Un meccanismo di difesa rigido e primitivo, ma funzionale nel momento immediatamente successivo all’evento: protegge infatti il paziente dall’angoscia eccessiva che non sarebbe in grado di gestire, consentendo di prendersi il tempo necessario per elaborare sentimenti forti e destabilizzanti e riorganizzarsi così per la fase successiva. Con il tempo tale difesa tende a diventare, infatti, sempre più debole, per far spazio ad altri tipi di vissuto. La negazione è la reazione di Arizona subito dopo l’intervento di amputazione della gamba, ed è la difesa feroce di Cristina, in cui il rifiuto della verità diventa così potente da riuscire a congelarla per giorni togliendole voce ed energia. La regina della negazione è però Meredith, talmente incapace di gestire il proprio dolore e quello altrui, da tenerlo fuori dalla porta: Mark starà bene, Arizona non perderà la gamba, il marito riprenderà a operare e Cristina si sveglierà dal suo torpore. Così come era già accaduto dopo la sparatoria in ospedale, le due amiche mostrano modi opposti di reagire al dolore: Cristina lo vive fino in fondo, si fa attraversare dalla sua ondata di paura e angoscia, per poi risorgere più forte di prima, Meredith invece lo aggira, lo blocca prima che possa investirla, finendo col rimanere sempre uguale a se stessa. Incoraggia, incita i compagni traumatizzati a rialzarsi subito, invita tutti a pensare positivo nascondendosi dietro la maschera di un falso ottimismo, perché la vista del dolore le è intollerabile.

Arizona e la rabbia
“Perché proprio a me?”, è questa la domanda che ogni persona che ha subito una perdita si chiede. Se lo chiede Arizona, quando in ospedale non può fare a meno di pensare che su quel maledetto aereo avrebbe dovuto salirci Alex Karev e non lei, che ha una moglie e una figlia e ha passato la vita a salvare bambini e a cercare sempre di fare la cosa giusta. Una rabbia senza confini che si riversa anche su Callie, da cui non si sente capita, perché la spinge a rialzarsi quando lei vorrebbe solo seppellirsi sotto le coperte, e a cui soprattutto imputa la decisione medica che le ha stravolto la vita. La rabbia è la prima emozione forte, insieme alla paura, che di solito si manifesta dopo l’iniziale fase di negazione. Il paziente ha la sensazione di non essere compreso da nessuno, mentre chi lo circonda vive la frustrante sensazione di sbagliare sempre ogni mossa e ogni parola. La rabbia ha così spesso un impatto esplosivo sulle relazioni affettive e familiari, la cui tenuta viene messa duramente alla prova. Si tratta inoltre di un passaggio molto delicato nell’iter di elaborazione del lutto, perché se ben colta può rappresentare il momento di massima richiesta di aiuto, o altrimenti condurre alla chiusura e al ritiro in sé.

Derek e il patteggiamento
Derek è probabilmente uno dei personaggi più equilibrati della serie, riesce sempre ad affrontare le difficoltà con animo sereno, dosando prospettive e realismo: sa quando è il caso di pensare in grande e quando invece fermarsi a riflettere in modo più misurato. L’incidente ha danneggiato la sua mano sinistra, mettendo gravemente a rischio la sua abilità di operare come neurochirurgo, e costringendolo così a prendere in considerazione altre opzioni di carriera. Mentre la moglie Meredith nega ciecamente le possibili conseguenze negative dell’incidente, totalmente incapace di concepire l’idea del marito senza un bisturi tra le dita, Derek bilancia ogni scelta: prende in considerazione l’intervento più ambizioso che potrebbe restituirgli una completa funzionalità, ma si dimostra anche in grado di affrontarne un possibile fallimento. È lui la perfetta sintesi della fase di contrattazione o patteggiamento, in cui la persona inizia a verificare cosa è in grado di fare e in quali progetti può investire le proprie speranze, avviando una sorta di negoziato in cui diventa possibile pensare di riprendere il controllo della propria vita e riparare a ciò che non c’è più.

Cristina e la depressione
La depressione compare nel momento in cui la persona inizia a prendere consapevolezza di ciò che ha subito, e dopo la negazione e la rabbia comincia a sperimentare un senso di sconfitta per ciò che ha irrimediabilmente perso. In una serie come Grey’s Anatomy che fa del ritmo incalzante il suo segreto di longevità, trovare spazio per rappresentare la depressione è difficile. La troviamo così per brevi tratti nel percorso di Arizona verso l’accettazione della sua nuova condizione di disabilità, ma soprattutto nel lento risveglio di Cristina. Basta una sola scena, quando accudita amorevolmente dal marito nella vasca da bagno, riporta alla mente i ricordi più angoscianti di quella settimana all’inferno: lo sguardo vuoto, il volto inespressivo e il terrore al pensiero di non riuscire mai più a riprendersi da tanto dolore.

Mark e l’accettazione
L’ultima fase è costituita dall’accettazione della propria condizione, che per qualcuno rappresenta l’inizio di una nuova vita, per altri invece il suo epilogo. Per Mark è infatti il momento della consapevolezza di quanto sta per accadere, il momento dei bilanci e dei testamenti, dove abbandonarsi all’ineluttabilità di ciò che non può più essere cambiato. Per Meredith, Cristina, Derek e Arizona, invece, l’accettazione giunge attraverso strade diverse, più semplici per chi ha riportato ferite leggere, più impervie per chi è costretto a portare i segni della perdita per sempre su di sé. L’accettazione del lutto però consente a tutti di poter proseguire il proprio cammino avendo dato un’altra forma alla perdita, uscendone cambiati e in qualche modo rinnovati.

Luisa Piroddi
Psicologa

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